Suggerimenti dalla maturità: ride la gazza, nera sugli aranci.  

La lirica tratta dalla raccolta ed è subito sera del 1942  si colloca nella fase della poesia ermetica di Quasimodo ed è affidata a un linguaggio che, rifuggendo da un disteso messaggio descrittivo, si carica di simbolismi da cui, tra immagini luminose e musicali, si ricava l’emozione lirica dell’autore: l’irrompere della vita dai ricordi dell’infanzia richiamati dal reale e concreto gioco dei fanciulli che nel silenzio della sera fa dire al poeta “Forse è un vero segno della vita”, della vita che egli visse un tempo.

Maturità_quasimodoNasce allora la nostalgia di ieri, di rivedere i giorni di sole della giovinezza che ritornano attraverso la memoria con cui il poeta li può rivivere nella parola poetica del suo linguaggio ermetico che si presenta, però, non come uno dei più chiusi. Metricamente si scandisce nell’endecasillabo, frammentato dall’uso continuo degli enjambement che volutamente interrompono la continuità sintattica spezzandone la chiarezza logica. Il tributo alla tradizione letteraria, oltre che nell’uso del metro poetico per eccellenza, lo si coglie dall’incipit di foscoliana memoria che ci riporta alla sera, motivo famigliare anche a Pascoli e d’Annunzio, a cui analogicamente il poeta è avvicinato nel suo attimo poetico. Nella sera, di cui il vocio di vita che raggiunge il poeta appare come una gentile voce di “pietà”, è più dolce e malinconico il ritorno al passato avviato dal gioco infantile che attraverso i ricordi lo riporta alla vita della sua infanzia quando la vitalità è un fuoco che brucia e non si ha la coscienza del dolore. La memoria, infatti, interrompe l’oblio e i ricordi diventano ombre non più sbiadite ma riaccese di quella vita che si avverte nell’acqua della marea che con il suo impeto sale dal pozzo. Il poeta allora sembra voler dire che questo tempo di nuova vita non gli appartiene nella realtà, ma che a vivere sono solo i ricordi, immagini consumate. In questo caso il termine “arsi” avrebbe il significato di consumati dal tempo e dalla stanchezza degli anni. Ma il linguaggio ermetico è anche polivalente, si presta spesso a un’ambigua interpretazione, omette i nessi sintattici e lascia aperta la possibilità interpretativa. E allora “arsi” isolato dalle due virgole, potrebbe avere il significato di un verbo al passato remoto che racchiude la vita che un tempo fu del poeta e di cui ora restano i ricordi “remoti simulacri”.

Con un altro passaggio di memoria analogica il suo passato rievoca la Sicilia, “la terra impareggiabile”, che riaffiora con il suo selvaggio ma dolce profumo di zagare, i fiori degli aranci. La Sicilia è anche terra del mito, dove al vento può essere chiesto di spingere la luna indietro in un mondo di classiche atmosfere evocato da quel “nudi dormono fanciulli” e dove nuvole e alberi si incontrano in un dispiegarsi vitale della natura vigorosa come la corsa dei cavalli e prepotente come il mare tanto caro al poeta. Il mito, però, non riesce a obliare il dolore che il poeta sente intorno. La Storia con i suoi venti di guerra è già in moto mentre la Storia individuale del poeta è già lontana dai ridenti giorni dell’infanzia. L’airone ne simboleggia l’immagine. Forse è il profilo del poeta che vola lontano con la poesia, ma da vicino è brutto a vedersi e prima di volare “s’avanza verso l’acqua” per fiutare in un lento dolore “tra le spine”. Mentre l’airone-poeta cerca e scava nel dolore un ricordo da cui poter volare, qualcuno osserva: la gazza che nell’ossimoro costruito su un’ardita sinestesia ride sugli aranci lasciando l’ambigua immagine di una risata di speranza focalizzata dalla presenza degli aranci o di un ghigno beffardo evocato dall’aggettivo “nera”.

Proprio il nero è uno dei poli dell’alternanza cromatica in cui sembra oscillare la lirica; l’altro è semanticamente rappresentato dai termini riaccese, fuoco che evocano il giallo-rosso del fuoco e della luce. Questa alternanza suggerisce un’altra lirica del poeta: “Ed è subito sera”, da cui è nato il nome di tutta la raccolta. In un breve istante la sera, che porta in sé il colore scuro del buio, si oppone al colore della luce solare. Opposizione che da cromatica si fa simbolica. E’ il buio della vita che passa in un attimo lasciando nel poeta il ricordo di un passato in cui egli, come “trafitto” dalla luce che svanisce in un attimo troppo veloce, si sente sconfitto dal non poter vivere la vita di un tempo.

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