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Natale da regalare



Non si è mai pronti per il Natale. Mai. È inutile, infatti, animarsi di buoni propositi per non farsi prendere alla sprovvista, ma, anno dopo anno, è una corsa inutile.  Anche se verso la fine di ottobre i supermercati, mostrando già panettoni o pandori innevati di zucchero a velo, tentano di svegliarci dal torpore dell’estate appena passata per ricordarci che il Natale non è così lontano, noi non cogliamo l’invito e, sorridendo di fronte agli anacronistici dolci, ne rimandiamo l’attesa a giorni e mesi futuri. Abbiamo sempre una sotterranea e mai ammessa paura che il Natale, trovandoci disorientati, ci imponga un cambio di rotta e un nuovo orientamento che, in una forse forzata ma significativa  spiegazione etimologica, ci guidi verso l’oriente, cioè il punto in cui sorge il sole con la sua indispensabile luce. Accettare il Natale significa fare spazio a qualcosa che interrompa la nostra quotidiana fatica per accogliere nuovi progetti. Se si ha la ventura di vivere questa attesa sempre nuova del Natale a scuola allora alla fatica di ogni giorno si aggiunge l’arrovellarsi per trovare qualcosa da far fare ai bambini. Tutto questo in fretta, in una corsa frenetica, nonostante l’anno precedente fosse stata fatta una promessa solenne di avere già in mano il copione per uno spettacolo musicale degno di questo nome almeno già a ottobre, sì proprio ottobre e magari in quei giorni in cui invece nella realtà si derideva la fretta con cui le ferree leggi del mercato avevano imposto di mostrare le già citate leccornie natalizie.

Anche a casa l’arrivo del Natale ci trova disorientati con i cambiamenti  che porta con sé: allora ci si impone di fare le tradizionali pulizie più accurate, ridare lucentezza a quelle carabattole d’argento che la mancanza di tempo rende cupe e tristi e trovare lo spazio per il presepe e l’albero che si traduce in un trasloco di poltrone da una stanza all’altra e in una delicata operazione di accumulare dietro le porte libri e dizionari che occupavano la zona destinata adesso alla rappresentazione della notte santa.

Ciò che mette a dura prova l’equilibrio precario di tempo e idee, però, è l’operazione regali su cui incombe il duplice e contrastante giudizio di inutile perdita di tempo e di soldi, segno di un dispotico consumismo, o momento in cui  per obbligo o per libera scelta si fa spazio all’altro anche solo perdendo qualche minuto del proprio tempo, ormai diventato un bene sempre più raro, per pensare a cosa scegliere.

Un giro nei negozi nel periodo che precede il Natale diventa un interessante momento di osservazione del donatore natalizio, delle sue relazioni, della sua disponibilità a vivere la scelta del regalo con entusiasmo o come un obbligo dettato da una consuetudine di cui non riesce a liberarsi.

Si passa dal “Mi può confezionare questo bracciale?”, richiesta di un giovane innamorato con un non ancora svanito entusiasmo per il regalo importante, a signore indaffarate a completare la loro operazione regali con in mano i  loro cestini stracolmi di orecchini a forma di decorazioni o alberi natalizi, di occhiali luccicanti di paillettes verdi e dorate, di cerchietti rossi e di cappelli da Babbo Natale che fanno immaginare grandi tavolate familiari con consueto scambio di doni. Si vede che c’è chi afferra con fretta gli oggetti dai loro espositori e chi, invece, osserva il regalo scelto, immaginando se può essere adatto al destinatario se può essere apprezzato e così dal tempo impiegato per la scelta dell’oggetto da regalare s’intuisce se si ama  davvero pensare al regalo da donare o lo si vive come una colpa da scontare.

Al momento della scelta dei regali segue quello dedicato a impacchettarli che le persone più maldestre, di solito, affrontano procurandosi pratiche scatole da  riempire e sacchetti colorati da legare con semplici nastri.

Man mano che sono pronti, i pacchetti con i regali affollano lo spazio vuoto intorno all’albero e colorano con il loro scintillio la stanza.  Accanto c’è il presepe con il muschio verde, le rocce scure, il fiume, i pastori e l’essenzialità dei loro gesti, con la cometa sulla grotta che ricorda la necessità di seguirne l’orientamento per giungere alla contemplazione del Bambinello accarezzato dallo sguardo incredulo di Maria e Giuseppe.  Con la sua semplicità sembra stridere con il luccichio dell’albero reso ancora più ricco dei regali ai suoi piedi, sembra richiamare alla profondità dei doni più essenziali che sappiano ancora parlare di pace, di luce che squarcia il buio e di eterno.

Lo sguardo oscilla tra l’albero e il presepe, si sofferma beato sulla grotta illuminata che continua a far vivere il miracolo di un Amore senza tempo e poi si sposta verso l’albero con le sue luci intermittenti e le decorazioni colorate, fermandosi proprio sui pacchi che hanno l’illusione di regalare se non la felicità, almeno un briciolo di quella piccola, effimera gioia umana. Allora in un attimo il semplice sguardo intuisce che i regali, vituperati, biasimati, apprezzati e cercati sono un contraltare ai Doni che il presepe ricorda e che noi non siamo in grado di regalare. Possiamo solo illuderci che con il luccichio dei pacchetti possiamo colorare, anche se per un attimo, la vita di chi ci sta intorno.