Category Archives: Parole Per Ricordare

ricordando mio padre

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Caro papà, quest’anno è il decimo anno trascorso da quel martedì 3 agosto, il giorno che ha segnato per sempre la nostra vita e anche la tua. Da quel giorno, infatti, hai cambiato modo di essere tra noi diventando una presenza silenziosa e invisibile, ma viva nei ricordi dei tuoi giorni passati con noi.

Vorrei avere la certezza della fede per credere che le mie parole possano arrivarti nella tua felicità sovrumana che, se c’è, tu hai ben meritato, ma i miei pensieri hanno il peso del dubbio e dell’incertezza e allora posso solo sperare che ciò possa essere vero e che tu riesca a sentirmi.

Come stai, papà caro? Anche tu hai lottato con te stesso per accettare il distacco come abbiamo dovuto fare noi? Cosa hai fatto tutti questi anni senza di noi?

Noi abbiamo dovuto imparare a fatica a ritrovarti in tante cose che ti appartenevano: a volte era uno di quei pezzi che suonavi, altre volte erano giornate dell’estate leonfortese, come tu chiamavi quella in cui il caldo del giorno era mitigato da un venticello serale; erano anche i preparativi per le feste di Natale e Pasqua, era l’attesa dei nostri compleanni che tu vivevi sempre con entusiasmo. Abbiamo dovuto ritrovare la tua presenza nell’assenza e abbiamo dovuto abituarci a salutarti guardando la tua foto sulla tua tomba su cui ormai portiamo i ciclamini in inverno e le rose a primavera, illudendoci che tu ne sia contento.

Sono passati dieci anni e di solito per gli anniversari di questo tipo ci si serve dei manifesti murali, incaricati di richiamare alla memoria degli amici e dei conoscenti un po’ distratti il ricordo di chi non c’è più, ma per il tuo è stata scelta questa lettera sperando veramente che aiuterà a ricordarti.

Eri forte come un leone, ma mite come un agnello e semplice come un bambino per questo gioivi delle piccole cose: amavi camminare in riva al mare e raccogliere le conchiglie da portare a Chiara e Maria Pia; fare lunghe passeggiate con il tuo “compare” per tutto il tuo paese; sederti al tuo pianoforte e suonare. Avevi la fede dei semplici per ciò sapevi affidarti alla Provvidenza e riuscivi a essere sempre paziente; eri allegro e gioioso e questo lo hanno capito e amato i tuoi alunni per i quali sei sempre rimasto il loro “Maestro Parano”. Non riuscivi a non amare, anzi vivevi dell’amore per noi e per tutti i tuoi amici riuscendo così anche a ricaricare il tuo cuore che spesso negli ultimi anni si stancava.

Quel 3 agosto, però, non ce l’hai fatta, nonostante la tua gioia di vederci tutti riuniti come non accadeva da qualche tempo. Te ne sei andato lasciando tutti,  noi e gli amici, come storditi dal dolore di averti perso. Chiunque ci ha salutato in quei momenti del distacco ha ricordato un tuo gesto gentile, affettuoso, premuroso e sembrava triste per avere perduto un amico.

Per questo, nell’illusione di parlare con te che questa lettera mi regala, vorrei anche che le mie parole mi aiutassero a renderti ancora vivo in tutti quelli che ti hanno conosciuto e che non hanno potuto fare a meno di volerti bene perché tu sei stato uno di quei beni preziosi che la vita ogni tanto concede.